Cara,
hai mai pensato alla fotografia?. Basta premere un tasto per conferire all’istante un’ironia postuma. Le fotografie hanno il potere di radunare persone e cose che un attimo dopo saranno già disperse ha detto Susan Sontag. Sono l’archivio della nostra mortalità.
Siamo certi di morire. Oggi o tra cent’anni senza sapere dove e quando. Senza sapere se sarà un passaggio individuale, naturale o accidentale, o sarà collettivo, la fine del mondo voluta da un Dio o dalla stupidità umana, se verrà il regno dei cieli o se nel cielo qualche asteroide anarchico darà appuntamento alla nostra terra.
Non sappiamo niente del futuro. Non sappiamo se arriverà la giovenca rossa o se il Mahdi ricomparirà dal pozzo di Qum, se vedremo i nostri capelli imbiancarsi, se incontreremo Bin Laden, i cavalieri dell’apocalisse, o un’anima gemella.
Sappiamo che sarà sempre troppo poco e sempre più veloce. Che potremmo distruggerci, essere distrutti o cavarcela per un po’. E che il passato è un vecchio immondezzaio dei futuri irrealizzati.
Quindi, cara, che ne dici di fare sesso con me?
Baskerville
appunti inutili per un mondo strano
la fine del mondo